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forumDurante l’edizione odierna di #FORUMAutomoMotive si è affrontato anche il tema della mobilità a motore del futuro prossimo e più lontano rimane sospeso tra sogno e realtà. La tecnologieaè in continua evoluzione e i risultati sono evidenti, tuttavia si ha la sensazione che ci siano i presupposti per un vero e proprio salto generazionale senza che questo diventi tangibile. Soprattutto in Italia i fatti concreti non vanno di pari passo con le parole. [continua]
Di questo si è parlato nel dibattito “Mobilità a motore tra sogno e realtà”, parte integrante di #FORUMAutoMotive, il serbatoio di idee e centrale di dibattiti sui temi della mobilità a motore, promosso dal giornalista Pierluigi Bonora, tenutosi oggi a Milano presso l’Enterprise Hotel. Quello che si è svolto oggi a Milano, moderato dal vicedirettore di “Quattroruote”, Fabio De Rossi, ha potuto contare sull’apporto di nove ospiti, ognuno dei quali con specifiche competenze sul tema delle quattro e delle due ruote: Pier Francesco Caliari, Direttore Generale Confindustria-Ancma; Franco Del Manso, Rapporti Internazionali, Ambientali e Tecnici di Unione Petrolifera; Pier Luigi Del Viscovo, Direttore Centro Studi Fleet&Mobility; Gianmarco Giorda, Direttore di Anfia; Claudio Lubatti, Rappresentante Anci all’Osservatorio ministeriale nazionale del trasporto pubblico locale (TPL); Andrea Ricci, Vicepresidente di Snam4Mobility; Pietro Teofilatto, Direttore di Aniasa; Antonio Turroni, Founder e Presidente di BePooler; Romano Valente, Direttore Generale UNRAE.
Un’analisi di ciò che può riservare il futuro non poteva che partire dal quesito relativo allo stato di salute delle auto alimentate a gasolio. I motori diesel sono veramente vicini all’estinzione? Se da più parti arrivano segnali che ne annunciano l’imminente funerale, gli esperti sono di parere opposto, supportati da dati e numeri. Secondo Franco Del Manso, che come rappresentante dell’Unione Petrolifera è la persona che più di altre ha il polso della situazione, «il diesel non è morto, e non morirà nemmeno nei prossimi anni poiché rappresenta il metodo migliore e a costi più contenuti per raggiungere gli obiettivi ambientali imminenti e quelli fissati per il 2030. Se la qualità dell’aria nelle città è migliorata sensibilmente, il merito è del diesel, perché non bisogna dimenticare che non ci sono veicoli per compensare crescita del CO2 derivante dall’eliminazione dei motori a gasolio». E, ha aggiunto, «la qualità dell’aria in futuro è indipendente dalle tipologia di auto che saranno immaticolate, anche se fossero solo elettriche i livelli non migliorerebbero». Dati confermati da Gianmarco Giorda che, sottolinea, «dobbiamo considerare che a livello europeo in varie nazioni le emissioni medie di CO2 crescono invece di scendere, per effetto della climinalizzazione e del calo di vendite di auto diesel. Non in Italia, perché da noi è sempre forte nonostante tutto». Tuttavia, c’è anche spazio per il gas naturale che, come tiene a precisare Andrea Ricci, «con le ultime evoluzioni ha raggiunto traguardi incredibili per quanto riguarda prestazioni e consumi. Attualmente il metano è l’unico combustibile in grado di competere con il gasolio».
Ma il futuro passa anche attraverso le decisioni delle amministrazioni locali, e a questo proposito è fondamentale la comunicazione, secondo l’analisi di Claudio Lubatti. «La sfida si gioca sul modo in cui si lanciano i messaggi alle città. Serve una condivisione dei dati, perché l’obiettivo è mettere in condizione chi decide a livello locale di avere una piattaforma dati valida e condivisa, che permetta di separare i temi della mobilità dagli ideologismi. Bisogna sfidare la politica, visto che ogni sindaco ha un diverso fornitore esclusivo di dati, giudicato autorevole, anche se in realtà spesso non lo è».
C’è poi il tema delle due ruote, monitorato costantemente da Confindustria Ancma, come testimoniato da Pier Francesco Caliari. «Le due ruote saranno fondamentali nel futuro, anche se non dovranno vedersela con i problemi legati a diesel e guida autonoma. A pedali o a motore, sono sempre più indispensabili in città, come alternativa o complemento ai mezzi pubblici. La crescita di utenti a due ruote è constante in 120 città italiane, ed è la conseguenza naturale di centri privi di parcheggi. Il problema nasce dal fatto che l’Italia è cresciuta con il mito dell’auto come status symbol e le infrastrutture sono sempre state pensate per le quattro ruote. Invece bisognerà tener conto di moto, bici e soprattutto e-bike».
E l’elettrico? Quando si parla di futuro l’attenzione cade lì, ma gli esperti sono scettici per una serie di motivi, che vanno oltre i classici pregiudizi legati a costi, autonomie e infrastrutture. I limiti arrivano prima di tutto dalle batterie al litio, destinate a estinguersi a breve nonostante sia la tecnologia di stoccaggio più evoluta attualmente, per i precari equilibri in termini di costi e tempi di ricarica. Se proprio si parlerà di elettrico in un prossimo futuro, sarà solo quando arriveranno formule di noleggio a costi contenuti, perché il cliente non cambierà direzione fino a quando il delta di prezzo tra elettrico e motore convenzionale sarà drasticamente ridotto.

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