Vi ricordate quelle targhe che venivano poste su manufatti e installazioni elettriche per indicare la presenza di alta tensione e quindi pericolo di morte? Il paragone per chi vorrebbe “toccare” i tempari di riparazione è lo stesso, rischia grosso. Impossibile accontentare tutti, sicuramente qualcuno accetta, ma molti sono pronti a criticare, magari senza capire il perchè, ma solo perchè gli si rompe un giocattolo collaudato e – tutto sommato – remunerativo, oppure per partito preso, visto che oggi la critica paga più che la ragione [...]

Eppure è ormai giunto il momento che qualcuno pensi ad uno strumento tecnico unico di riferimento che sia “super partes” e se non condiviso, almeno imposto! Ma per fare questo occorre che vi sia un ente, un’autorità nazionale a dirigere i lavori perchè se aspettiamo che siano le parti direttamente coinvolte (Autoriparatori e Assicurazioni) a trovare le soluzioni, campa cavallo. Mettere mano a un nuovo tempario non significa aggiornare il vecchio, chi segue questa strada commetterebbe un errore gravissimo, sono le regole del gioco che vanno cambiate e non è detto che tutte vadano nel senso di aumentare i tempi rispetto agli attuali, anzi per certi versi alcuni saranno più ridotti a parità di operazioni. Cambiare, o meglio riequilibrare, i parametri di riferimento per la riparazione dei veicoli implica un radicale cambiamento del metodo di calcolo, un nuovo sistema di preventivazione che coinvolge tutti gli attori della filiera: periti, carrozzieri, assicurazioni, case di software, costruttori di attrezzature. Come possiamo arguire, mettere in campo un buon strumento non risolve da solo il problema, anzi rischia di complicarci ulteriormente la vita.   A meno che… la politica… per il bene comune….

Autoinforma

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