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Occorre preliminarmente sottolineare come la priorità del legislatore, nello scrivere le regole del risarcimento diretto, sia stata quella di mettere in condizione il danneggiato da un incidente stradale, di evitare tutte quelle difficoltà burocratiche e di supremazia da parte delle assicurazioni per ottenere un giusto risarcimento, evitando ingiustificate e dispendiose liti giudiziarie. [Continua la lettura]
Dire, pertanto, che il risarcimento diretto è sbagliato, è affermazione strumentale per chi del risarcimento dei danni ne fa una difesa dei propri esclusivi interessi a discapito di quelli della comunità.
Molti ricorderanno quali fossero i balzelli cui doveva sottostare il danneggiato prima l'istituzione del risarcimento diretto: dalla lettera di richiesta verso la compagnia del responsabile, con riferimenti e destinazioni incerte, perizia del danno senza contraddittorio, offerta di risarcimento a discrezione della Compagnia Assicuratrice, lasciando al danneggiato l'onere di ricercarsi un carrozziere che gli facesse la riparazione con i soldi ricevuti, oppure, pagare di tasca propria la differenza.
Tutto questo perchè mancavano regole comportamentali, obblighi temporali certi su chi, come, quando, doveva pagare il danno.
Con il risarcimento diretto molte di queste lacune sono state colmate, facilitando il compito ai danneggiati con procedure e riferimenti certi, a partire dall'individuazione della compagnia che è tenuta a pagare il danno (la propria), con obbligo di fornire tutta l'assistenza necessaria, fino alla liquidazione in tempi predeterminati del dovuto (seminario sulla "Gestione mdel Sinistro in carrozzeria"). Visto dalla parte dell'utente, verrebbe voglia di dire: meglio di così! Purtroppo, in questo disegno, per un certo verso lungimirante, il legislatore non ha tenuto conto di un aspetto sostanziale: quello economico, che è stato lasciato a esclusiva discrezione dell'assicuratore. In effetti, quello che è mancato, e manca tuttora, è il QUANTO pagare, ma qui si aprirebbe una discussione infinita. A conti fatti, il danneggiato è sicuramente favorito dalla procedura di risarcimento diretto: le azioni che deve compiere sono poche, ben precise e coordinate dalla propria assicurazione, con un'unica incognita dovuta al costo del risarcimento, ma questo problema esisterebbe comunque, se a pagare fosse la compagnia del responsabile.

E allora, perchè tutto questo rumore attorno al risarcimento diretto da parte di alcune categorie di persone che ruotano attorno ai risarcimenti da RCA? (autoriparatori, patrocinatori legali, avvocati, agenzie recupero crediti, intermediari vari). La ragione sta prevalentemente nel fatto che il regolamento del risarcimento diretto, al fine di contenere la spesa dei risarcimenti e far abbassare le tariffe assicurative (obiettivo che sinora non è stato raggiunto), fatta salva la giustificata azione giudiziaria, lega le mani a questi soggetti, escludendo la ripetizione delle spese extragiudiziarie sostenute dal danneggiato, per patrocinio legale o altro, che non siano quelle concernenti la visita medico legale per i danni alla persona. Il tutto con l'evidente scopo di eliminare tutte quelle spese accessorie, ritenute nella maggioranza dei casi parassitarie. Per cui tutte quelle persone, organizzazioni, ecc., che erano abituate a lucrare sul risarcimento, si sono viste togliere - per legge - la possibilità di continuare il gioco che ormai aveva assunto le caratteristiche di sistema organizzato.
E' evidente che, chi di questo sistema ne aveva fatto un business, che per alcuni era l'unica fonte di reddito, faccia di tutto per contrastare questo meccanismo nel tentativo di ribaltare nuovamente la situazione.
A questo punto c'è da chiedersi, cosa c'entrano i carrozzieri? Se dovessimo osservare la questione solo sotto il profilo del risultato, che sia Tizio o Caio a pagare il costo della riparazione, poco importerebbe. Il guaio è che i criteri di valutazione di Tizio e Caio sono generalmente disomogenei fra loro e contrapposti a quelli del carrozziere, ma questo non ha nulla a che vedere con il meccanismo del risarcimento diretto. In realtà nel risarcimento diretto sono previste disposizioni a favore delle Compagnie Assicurative, al fine di tenere sotto controllo i costi, fra le quali: il risarcimento in forma specifica e la possibilità di creare network di carrozzerie di riferimento, che sono forse le cause scatenanti il contrasto a questo meccanismo o, almeno, di una parte dei carrozzieri (quella indipendente). Ma, anche in questo caso cosa importa che a pagare sia la propria compagnia o quella del responsabile? Il carrozziere, soprattutto quello indipendente, avrebbe quindi sbagliato obiettivo: invece di porre contrasto alla causa del proprio disagio, ha combattuto solo gli effetti, grazie all'inerzia e impreparazione di chi lo doveva difendere e alla strumentalizzazione di chi aveva la necessità di ribaltare il sistema per contunuare ad approfittare della situazione.
In sostanza se questo carrozziere "indipendente" avesse potuto ottenere, per ipotesi, l'applicazione di un parametro tecnico-economico uguale per chi paga e chi ripara, avrebbe risolto il problema della "fiduciarietà", che potrebbe essere mantenuta per alcuni particolari servizi. Tutti, carrozzieri fiduciari e indipendenti, sarebbero stati messi sullo stesso piano economico, ad eccezione della tariffa di mano d'opera, ed evitare una concorrenza sleale selvaggia, eliminando nel frattempo la maggior parte del contenzioso, il parassitismo sistemico sui risarcimenti e fare anche un favore ai colleghi che, per varie ragioni, non hanno la forza contrattuale di sostenere le proprie ragioni nei confronti del mercato assicurativo, sempre più mordace e vorace. Tutto ciò indipendentemente dal sistema del risarcimento adottato: diretto o convenzionale (seminario sulla "Corretta preventivazione del danno"). 
Forse, questa si che sarebbe stata la battaglia da affrontare senza offrire la spalla a chi, appoggiandosi su una parte dei carrozzieri, ha basato la sua forza per continuare a mantenere i propri privilegi, ma a discapito anche degli stessi carrozzieri che, alla fine, assieme a tutta la collettività, ne pagano le conseguenze.

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